{"id":700,"date":"2026-03-22T13:08:54","date_gmt":"2026-03-22T16:08:54","guid":{"rendered":"https:\/\/pdemocraticoneuquen.com\/?p=700"},"modified":"2026-03-22T13:08:55","modified_gmt":"2026-03-22T16:08:55","slug":"guerra-e-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pdemocraticoneuquen.com\/index.php\/2026\/03\/22\/guerra-e-pace\/","title":{"rendered":"Guerra e pace"},"content":{"rendered":"\n<p>Contro la legge del pi\u00f9 forte occorre rilanciare il dialogo come via maestra per la pace<\/p>\n\n\n\n<p>Costruire la pace nel \u00abdisordine globale\u00bb significa restituire alla parola pace il suo pieno significato costituzionale e politico. Non parliamo di un&#8217;aspirazione generica, ma di un criterio che fonda e orienta la nostra Repubblica. L\u2019articolo 11 della Costituzione afferma che l&#8217;Italia \u00bbripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali\u00bb, e in queste due righe \u00e8 racchiusa un&#8217;intera concezione della pace: il rifiuto della guerra, il primato del diritto, la fiducia nella cooperazione internazionale come via per coniugare sovranit\u00e0, pace e giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo, tuttavia, in una fase storica in cui questi principi appaiono sotto attacco. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, le tensioni che attraversano l&#8217;Asia, il logoramento di alcuni meccanismi multilaterali nati nel secondo dopoguerra, sembrano rimettere in discussione proprio ci\u00f2 che la Costituzione indicava come orizzonte: la possibilit\u00e0 che le controversie internazionali siano affrontate e composte attraverso il diritto e il dialogo, e non attraverso la forza. Siamo di fronte a un paradosso: mai come oggi l&#8217;interdipendenza tra i popoli \u00e8 stata cos\u00ec evidente e mai come oggi \u00e8 tornata potente la tentazione di rispondere all&#8217;insicurezza con nuove forme di chiusura, di riarmo, di contrapposizione frontale. \u00c8 in questo scenario che la responsabilit\u00e0 della politica viene messa alla prova: come declinare, in condizioni cos\u00ec mutate, il ripudio costituzionale della guerra, senza cadere n\u00e9 nel disarmo unilaterale, n\u00e9 in una rassegnata accettazione della guerra come \u00abnecessit\u00e0\u00bb inevitabile?<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione democratica italiana ha sviluppato una concezione della pace che non \u00e8 semplice assenza di guerra, ma costruzione paziente di \u00abconvivenza\u00bb, di fraternit\u00e0 tra i popoli, di ponti tra le civilt\u00e0. Giorgio La Pira &#8211; Sindaco di Firenze, costituente, \u00abartigiano di pace\u00bb &#8211; amava ripetere che \u00abla politica \u00e8 l&#8217;arte difficile del bene comune\u00bb e che \u00abla guerra \u00e8 l\u2019atto di accusa pi\u00f9 grave contro la politica\u00bb. In una delle sue intuizioni pi\u00f9 profonde, ricordava che \u00abla pace \u00e8 il nome nuovo della giustizia\u00bb: non c&#8217;\u00e8 pace vera dove i rapporti tra gli Stati e tra i popoli sono segnati da ingiustizia strutturale, da esclusione, da sfruttamento. Non basta interrompere le ostilit\u00e0: occorre affrontare le cause che le hanno generate, le ferite che le alimentano, le diseguaglianze che le rendono sempre pronte a riaccendersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Se assumiamo sul serio questo sguardo, comprendiamo che il dialogo non \u00e8 un lusso per tempi tranquilli, ma una necessit\u00e0 nei tempi di crisi. Dialogare significa accettare divaricare confini politici, culturali, religiosi; significa riconoscere che l\u2019altro non \u00e8 riducibile alla caricatura del \u00abnemico\u00bb; significa tenere aperti canali di comunicazione anche quando le opinioni pubbliche chiedono semplificazioni, schieramenti netti, parole d&#8217;ordine.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla politica oggi viene chiesto un duplice esercizio di responsabilit\u00e0. Il primo \u00e8 di natura culturale: contrastare la banalizzazione della guerra, la sua rappresentazione come \u00abnormalit\u00e0\u00bb nei rapporti internazionali, la rassegnazione cinica che considera la pace un&#8217;ingenua aspirazione. Il secondo \u00e8 di natura pratica: vigilare perch\u00e9 le nostre decisioni non contraddicano il ripudio costituzionale della guerra, ma si iscrivano, per quanto \u00e8 possibile, nella logica di un ordinamento che \u00abassicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni\u00bb. \u00c8 un compito che non possiamo svolgere da soli: richiede il dialogo con il mondo della ricerca, con la diplomazia, con le organizzazioni della societ\u00e0 civile, con le comunit\u00e0 religiose. Un dialogo necessario, anche quando tutto pu\u00f2 sembrare perduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre La Pira ci ricordava che \u00abla storia \u00e8, in ultima analisi, una marcia verso la pace\u00bb, anche attraverso crisi, conflitti e arretramenti. Non si tratta di ottimismo ingenuo, ma di una responsabilit\u00e0 che ci riguarda tutti: la pace non \u00e8 mai garantita, va costruita, difesa, ripensata ogni volta che il disordine globale sembra<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Contro la legge del pi\u00f9 forte occorre rilanciare il dialogo come via maestra per la pace Costruire la pace nel \u00abdisordine globale\u00bb significa restituire alla parola pace il suo pieno significato costituzionale e politico. Non parliamo di un&#8217;aspirazione generica, ma di un criterio che fonda e orienta la nostra Repubblica. 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