{"id":232,"date":"2022-07-16T16:20:10","date_gmt":"2022-07-16T19:20:10","guid":{"rendered":"http:\/\/pdemocraticoneuquen.com\/?p=232"},"modified":"2022-07-16T16:20:11","modified_gmt":"2022-07-16T19:20:11","slug":"nuovi-cittadini-per-una-nuova-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pdemocraticoneuquen.com\/index.php\/2022\/07\/16\/nuovi-cittadini-per-una-nuova-italia\/","title":{"rendered":"<strong>NUOVI CITTADINI PER UNA NUOVA ITALIA&nbsp;<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La crisi demografica impone all\u2019Italia politiche di cittadinanza inclusive, dentro e fuori i confini nazionali&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 la prima volta che lo scrivo: l\u2019Italia \u00e8 un paese sempre pi\u00f9 vecchio. Se non verr\u00e0 invertita la rotta della natalit\u00e0 con misure strutturali nel 2050 avremo 5 milioni di italiani in meno: solo poco pi\u00f9 di una persona su due sarebbe in et\u00e0 da lavoro, con un 52% di persone tra i 20-66 anni che dovrebbero provvedere sia alla cura che alla formazione delle persone sotto i venti anni (16%), come anche alla produzione di adeguate risorse per il mantenimento e l&#8217;assistenza ai pensionati (32%). In questo quadro le nascite annue potrebbero scendere nel 2050 a 298 mila unit\u00e0. Sono alcuni dei dati Istat illustrati dal presidente Gian Carlo Blandiardo agli Stati Generali della natalit\u00e0 svoltisi qualche mese fa a Roma. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ad un simile scenario e al suo inevitabile impatto negativo sull\u2019economia, qualsiasi Paese avrebbe da tempo messo in atto politiche adeguate ad invertire questa tendenza nel breve, medio e lungo termine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sul lungo termine \u00e8 possibile, oltre che auspicabile e necessario, intervenire con un piano di sostegno alle coppie giovani, alla natalit\u00e0 e alle famiglie; l\u2019introduzione dell\u2019assegno unico va esattamente in questa direzione e pur non essendo l\u2019unico strumento n\u00e9 quello risolutivo si \u00e8 gi\u00e0 dimostrato un primo importante passo in direzione di un pi\u00f9 forte e determinato sostegno pubblico alle famiglie italiane.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel breve e medio termine sono invece centrali le politiche migratorie, direttamente collegate all\u2019adeguamento della nostra normativa sulla cittadinanza dei giovani stranieri nati in Italia ma anche all\u2019applicazione intelligente della legge che consente il riconoscimento della cittadinanza per i nostri discendenti nati all\u2019estero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Mettere in contrapposizione le due cose, alimentando una innaturale nonch\u00e9 incomprensibile contrapposizione tra emigrati ed immigrati, avrebbe solo l\u2019effetto di rendere al tempo stesso meno semplice l\u2019approvazione del cosiddetto \u2018ius scholae\u2019 e sempre pi\u00f9 tortuoso l\u2019accesso alla cittadinanza \u2018ius sanguinis\u2019.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dovremmo essere noi italiani all\u2019estero, immigrati o discendenti di chi arriv\u00f2 nei grandi Paesi di immigrazione italiana, a sostenere con maggiore convinzione e determinazione l\u2019inclusione dei ragazzi stranieri regolarmente residenti nel Paese al compimento di un intero ciclo di studi, cos\u00ec come previsto dalla legge attualmente all\u2019esame del nostro Parlamento. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Una recente inchiesta, divulgata poche settimane fa da YOU TREND, un autorevole istituto di ricerca, ci dice che il 59 % degli italiani sarebbe d\u2019accordo con l\u2019approvazione dello \u2018ius scholae\u2019; un atteggiamento che non \u00e8 solo prevalente nell\u2019elettorato tradizionalmente pi\u00f9 progressista, visto che quasi la met\u00e0 \u2013 il 48% &#8211; degli elettori della LEGA (il partito che ufficialmente si contrappone alla legge) la penserebbe allo stesso modo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sono oggi circa 877.000 i bambini minorenni senza cittadinanza che frequentano la scuola italiana, quasi uno su dieci, e nessuno dei loro compagni di scuola comprende il perch\u00e9 di questa discriminazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra legge sulla cittadinanza risale al 1992; a trenta anni dalla sua approvazione sarebbe utile a tutti una riflessione fuori dai pregiudizi ideologici e dai vecchi schemi.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Lo \u2018ius sanguinis\u2019 andrebbe sostenuto in maniera intelligente e non come fosse una vecchia bandiera nazionalista, individuando nuovi strumenti, insieme a programmi e progetti, per dare valore e sostanza alla cittadinanza degli italo-discendenti, ad esempio introducendo elementi che favoriscano una sempre maggiore aderenza ai nostri valori, alla nostra lingua e cultura, in una parola alla nostra comunit\u00e0.&nbsp;&nbsp;&nbsp;Secondo questa concezione, i cittadini italiani nati all\u2019estero dovrebbero essere i \u2018fratelli maggiori\u2019 dei tanti giovani nati in Italia da genitori immigrati, in un abbraccio trasversale e interculturale che dovrebbe vederli insieme protagonisti dell\u2019Italia del futuro. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fabio Porta&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi demografica impone all\u2019Italia politiche di cittadinanza inclusive, dentro e fuori i confini nazionali&nbsp; Non \u00e8 la prima volta che lo scrivo: l\u2019Italia \u00e8 un paese sempre pi\u00f9 vecchio. 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